mercoledì 23 giugno 2021

TRA TRIVELLE, PALE EOLICHE E PANNELLI SOLARI

Il ministero della transizione ecologica dovrebbe traghettare il Bel Paese verso un futuro ecosostenibile e green, ma dopo poco dal suo insediamento ha confermato un progetto di estrazione idrocarburi a poche miglia nautiche da Comacchio, nel cuore del Delta del Po.
Una forte contraddizione che mette in difficoltà tutto il territorio e unisce le voci discordanti di tutti i sindaci interessati, da quelli Emiliano Romagnoli a quelli Veneti.
Lo sfruttamento del giacimento di idrocarburi denominato Teodorico, in Mare Adriatico, è stato discusso in commissione territorio, ambiente e mobilità, presieduta da Stefano Caliandro. All’interrogazione del consigliere Marco Fabbri (Partito Democratico) ha risposto l’assessore Vincenzo Colla (sviluppo economico, green economy, lavoro e formazione).
Nell’interrogazione, il Consigliere chiedeva l’orientamento della giunta rispetto alla messa in produzione del giacimento.
L'estrazione e lo stoccaggio di Idrocarburi erano già stati ostacolati qualche anno fa in quanto il territorio interessato è molto vulnerabile.
Oltre al problema enorme della subsidenza, fenomeno che comporterebbe un notevole abbassamento del sottosuolo, in quelle zone di mare Adriatico.
Le regioni Emilia Romagna e Veneto hanno provveduto all'istituzione di aree per la tutela delle specie dei Delfini e delle tartarughe marine.
Non è da sottovalutare inoltre, il possibile danno economico alle attività di pesca che in quell' area vedono un importante punto pesca di pesce azzurro e di altre specie economicamente importanti.
L’assessore Colla ha risposto che l’autorizzazione della società Po Valley è del 2015. “La competenza per le concessioni offshore – ha continuato Colla – è dello Stato".
La Regione non interviene. Il ministro Cingolani dal canto suo ha dichiarato che queste cose non vanno affrontate in maniera ideologica: esiste un piano, il PiTESAI, che deve stabilire dove queste cose si possono fare e dove no, anche di non poterle fare del tutto. Però serve un piano, che è una cosa molto complessa. Doveva essere fatto nel 2018.
Insomma una “non volontà” del ministro a discutere e un rimpallo a scelte passate.
Ma i problemi vanno affrontati e sicuramente il territorio si farà sentire a gran voce.

Discorso diverso per la zona ravennate in cui Eni e Saipem hanno trovato un accordo per la costruzione, su piattaforme già esistenti, di una centrale eolica ed un tappeto galleggiante di pannelli fotovoltaici.
Il progetto Agnes, un Hub energetico green da 620MW (progetto da un miliardo di euro) che prevede la produzione di energia elettrica.
La corrente elettrica prodotta da queste fonti rinnovabili potrebbe andare su impianti di elettrolizzazione montati sulle piattaforme al largo che diverse compagnie dovranno dismettere, a cominciare dall’Eni, e l’idrogeno così prodotto (viaggiando nei tubi che oggi portano il metano dai giacimenti fino a terra ) potrebbe servire ad alimentare gli autobus di Ravenna e le automobili future a idrogeno. 
Sicuramente un metodo innovativo ed interessante per uscire dall'impasse dell’utilizzo del carbone fossile o delle trivellazioni del sottosuolo.
Unico problema potrebbe essere l’impatto visivo che potrebbe incidere sul mercato turistico.

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