martedì 8 marzo 2022

È ROTTURA!

Idillio già finito?
A livello nazionale l’elezione del Presidente della Repubblica ha creato scossoni e rotture all’interno di alcuni partiti ma, soprattutto all’interno della coalizione di centrodestra.
Una Lega incapace di capire dove volesse stare realmente (al governo del Paese insieme alla coerente Forza Italia o fuori da esso a fare opposizione insieme all’altrettanto coerente Fratelli d’Italia?) con il timore costante di perdere consensi, ha finito per scontentare i propri elettori e anche i propri alleati. 
D’altro canto la compagine di Giorgia Meloni si è dimostrata granitica nelle sue posizioni tanto da dichiarare, ad elezione di Sergio Mattarella conclusa, che l’alleanza di CDX finiva lì e sarebbe dovuta essere rifondata da capo su altre basi.
Questo quadro precario si è ripercosso inevitabilmente anche sulle amministrazioni locali.
Facendo un'analisi a livello provinciale, il 2021 ha visto una netta sconfitta di tutte le scelte fatte dalla destra ferrarese in cui avrebbe potuto vincere a mani basse.
La Lega Provinciale ha dapprima individuato candidati tra i più fedeli al partito salvo poi accorgersi che i cavalli su cui aveva puntato non convincevano le anime che compongono la coalizione, tanto che già alle amministrative la sconfitta del CDX è stata importante anche nei comuni del ferrarese.
Ne sono un esempio le amministrative di Portomaggiore ma ancor più quelle di Cento, dove scelte non condivise sui candidati tra l’On. Balboni e il sindaco di Ferrara Fabbri hanno portato il candidato sindaco Toselli a perdere inesorabilmente elezioni gia matematicamente vinte.
Proprio da lì si è cominciato a sentire scricchiolare il tutto.
A dicembre, l'elezione del Presidente della Provincia che doveva essere numericamente scontata a favore di Lega e Fratelli d’Italia si è trasformata nella beffarda vittoria del sindaco di Mesola Gianni Michele Padovani, candidatura portata avanti dal PD ferrarese.
In un contesto così teso sono iniziate le frizioni interne alle coalizioni di destra anche una alcuni comuni, dove non mancano interventi a gamba tesa tra alleati su giornali, social network e consigli comunali. Nel consiglio comunale di Comacchio l’intervento più significativo e aspro è stato quello del Consigliere Sandro Beltrami (esponente della Lega) supportato anche dal vice sindaco Maura Tomasi nei confronti del consigliere di Fratelli d’Italia Bruno Calderoni facente parte della stessa maggioranza.
Una presa di posizione molto dura che incarna tanti dubbi alla luce del fatto che per un anno, nessun consigliere leghista aveva mai proferito parola limitandosi a votare favorevolmente ogni delibera proposta dalla giunta.
Cosa ha smosso quella reazione? 
Una resa dei conti interna? Una rottura gestita male? 
Probabilmente il perdurare di impegni a Roma da parte del vice sindaco On. Tomasi non giova alla precaria situazione dei rapporti con le diverse anime che compongono la maggioranza al governo del territorio.
Parlando al presente, è di questi giorni la diatriba a mezzo stampa che ha portato l’ormai ex assessore Bergonzi fuori dalla giunta e si da per certa la scelta di abbandonare la nave anche da parte dell’assessora Gelli con conseguente passaggio all’opposizione del consigliere Calderoni. Sempre più insistenti sono le voci che danno il Beltrami di cui sopra nuovo assessore in sostituzione di Bergonzi.
L’instabilità dell’amministrazione viene percepita anche da un numero crescente di cittadini che giorno dopo giorno perdono fiducia in quella stessa Lega che hanno convintamente votato e che pare si stia facendo terra bruciata intorno. Solo Forza Italia pare per ora voler rimanere al fianco della compagine leghista, non è dato sapersi per quanto, viste le frizioni già manifestate tra la base del partito e l’assessore Mari protetto dai vertici di Ferrara ma non dal consigliere Gelli, persona storicamente iscritta al partito del Cavaliere e intenzionata, a quando si dice, a non mollare un millimetro della propria acclarata coerenza. 
Come nel 2011 si antepongono personalismi ai veri bisogni della cittadinanza.
Riuscirà Negri a tenere insieme tutti i pezzi del puzzle rimasti?

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