martedì 4 maggio 2021

FORTVNA MARIS: LA NAVE ROMANA

 

“Non solo vongole…”

 

Ricordate la lunga storia della nave romana di Comacchio?

 La mitica Fortuna Maris seppur reclusa in un guscio dalla fine degli anni ottanta  continua ancora  il suo viaggio…

 Dal  2013 infatti,  diventa  per l’amministrazione dell’epoca un punto di  partenza.

Nello stesso anno ripartono a Comacchio i lavori per l’apertura di quello  che oggi è IL MUSEO DEL DELTA ANTICO (inaugurato nel 2017),  grazie a questa visione, la consapevolezza del valore storico-archeologico e culturale di Comacchio diventa un tema centrale.

 Ma proviamo a ripercorrere il viaggio, era il 1981, un’antica imbarcazione di epoca romana riemerge dall’argilla di Valle Ponti.

 Una nave naufragata con ogni probabilità  tra il 19 e il 12 a. C. diventa un caso nazionale e oltre, per la sua straordinaria conservazione e soprattutto per il suo carico, unico e prezioso.

 Il recupero avvenne nell’inverno 1988-89: lo scafo,  ingabbiato con un telaio metallico, viene sollevato e trasportato a Comacchio all’interno del Padiglione di proprietà comunale inserito nel complesso di Palazzo Bellini da quel giorno diventa un luogo simile ad un laboratorio da film di fantascienza, qui, l’imbarcazione è  posizionata all’interno di una vasca di m 25 di lunghezza, 6 di larghezza e 3 di altezza e, dopo essere stata liberata dell’ingabbiatura metallica, viene sottoposta a ripetuti lavaggi e immersa in acqua dolce. 1990-1991 Nel padiglione prende vita una gigantesca vasca costruita  in cemento armato, sullo scafo viene modellato un guscio di vetroresina (il famoso “sarcofago”) che  appositamente ideato per un trattamento conservativo,(il PEG pozione appiccicosa, liquida zuccherina, altamente infiammabile che, dopo poco viene abbandonato perché non ritenuto più idonea, anzi come si era peraltro constatato in altri casi, più famosi deleteria) nasconderà agli occhi dei comacchiesi la misteriosa Fortuna Maris.

Nel Padiglione riposa da quel giorno rinchiusa, impossibile vederla, nemmeno dai più grandi professionisti del settore, periodicamente nel tempo sono susseguiti controlli e carotaggi e tra gli esperti sembra essere chiaro che là in fondo sarcofago, lo scavo ancora vive.

Solo per pochi mesi, alcuni fortunati cittadini sono riusciti ad intravederla… in una piccola apparizione appena trasportata e poi silenziosa è rimasta lì fino ai giorni nostri.

Ma torniamo ai giorni nostri,

il 2013, Albero Angela torna a parlarne, è ormai il momento di progettare e avere una visione chiara.

E’il 2015, l’amministrazione del tempo vuole risposte e deve capire meglio la situazione della nave di Valle Ponti.

La collaborazione profonda con la soprintendenza fa riemergere l’interesse sul tema, iniziano incontri, progettualità e nuovi studi.

L’interesse è forte, dopo numerose ipotesi condivise, e passaggi da parte di chi è responsabile del recupero della nave: La soprintendenza  delinea la strada.

I lavori sono intensi, Comacchio si adopera per un importante protocollo, insieme alla soprintendenza, per coordinare, studi analisi, pubblicazioni di dati archeologici, tra i temi evidenziati c’è il restauro e il recupero del Padiglione.

Comacchio e tutta la comunità partecipano a CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA, nel dossier emerge chiaramente il progetto, lo scavo grazie al lavoro ripreso dalla soprintendenza verrà restaurato, il comune invece progetta un recupero del PADIGLIONE che diventerà un punto di raccordo storico tra il museo e la città. Si cercano risorse ma soprattutto, il torpore che aveva avvolto la nave e Comacchio adesso diventa energia e impegno.

 E’ 2017, serve un accordo che  prevede: le attività di restauro della nave romana,  oggetto di finanziamento da parte del MiBACT sono a capo della soprintendenza, e il Comune di Comacchio evidenzia l’intenzione di intraprendere la ristrutturazione del Padiglione della nave romana.

Non solo, il comparto di Palazzo Bellini viene individuato come POLO CULTURALE, (dossier CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA) negli anni nasceranno, la casa delle arti, la scuola di musica, la ristrutturazione del Padiglione ad archi e il progetto di piazza della comunità.

Vengono stanziate le risorse per il recupero, la soprintendenza, prosegue i lavori è il 2018, la collaborazione con il Comune e l’amministrazione del tempo è chiara per cui è stato stanziato dal ministero mezzo milione di euro, a cui va aggiunto l’impegno del Comune.

2019 continuano i sopralluoghi, e il lavoro a stretto contatto tra Comune e Soprintendenza.

 L’idea di ridare alla comunità la nave romana diventa un progetto concreto, fatto di lavoro serio e di grandi professionalità che vede coinvolti numerosi attori compreso il Museo del Delta Antico e la sua direttrice, il dirigente del settore cultura, archeologi, studiosi, professori e politici.

La rete di collaborazioni diventa il nuovo motore dello slancio culturale del territorio,le associazioni, i cittadini, le istituzioni arrivano insieme sul podio di CAPITALE ITALIANA  DELLA CULTURA 2018 e da quel giorno il dossier diventa la guida del percorso condiviso.

Il 2020 prosegue la strada coordinata dalla soprintendenza e un gruppo di tecnici che mettono le basi per il bando di gara del restauro.

Non sono emersi mai superflui proclami…perché i comacchiesi,  dagli anni ottanta  aspettano di vedere quella nave, molti hanno creduto e credono in questa bella sfida, ora l’Europa stanzierà 5 milioni di euro per concludere quella visione di città che come un puzzle si è formata nel tempo…adesso vediamo di continuare un iter avviato e progettato, ricordando sempre il valore delle idee, la forza dei sogni e chi ne ha fatto parte.

 

 

UN PALESE CONFLITTO D'INTERESSI

Come forse non tutti sanno, il ruolo del presidente del consiglio comunale, assomiglia dal punto di vista della gestione dei consiglieri/par...