“Non solo vongole…”
Ricordate la lunga storia della nave romana di Comacchio?
La mitica Fortuna Maris seppur reclusa in un
guscio dalla fine degli anni ottanta
continua ancora il suo viaggio…
Dal 2013
infatti, diventa per l’amministrazione dell’epoca un punto di partenza.
Nello stesso anno ripartono a
Comacchio i lavori per l’apertura di quello che oggi è IL MUSEO DEL DELTA ANTICO
(inaugurato nel 2017), grazie a questa
visione, la consapevolezza del valore storico-archeologico e culturale di
Comacchio diventa un tema centrale.
Ma proviamo a ripercorrere il viaggio, era il
1981, un’antica imbarcazione di epoca romana riemerge dall’argilla di Valle
Ponti.
Una nave naufragata con ogni probabilità tra il 19 e il 12 a. C. diventa un caso
nazionale e oltre, per la sua straordinaria conservazione e soprattutto per il
suo carico, unico e prezioso.
Il recupero avvenne
nell’inverno 1988-89: lo scafo,
ingabbiato con un telaio metallico, viene sollevato e trasportato a
Comacchio all’interno del Padiglione di proprietà comunale inserito nel
complesso di Palazzo Bellini da quel giorno diventa un luogo simile ad un
laboratorio da film di fantascienza, qui, l’imbarcazione è posizionata all’interno di una vasca di m 25
di lunghezza, 6 di larghezza e 3 di altezza e, dopo essere stata liberata
dell’ingabbiatura metallica, viene sottoposta a ripetuti lavaggi e immersa in
acqua dolce. 1990-1991 Nel padiglione prende vita una gigantesca vasca costruita in cemento armato, sullo scafo viene
modellato un guscio di vetroresina (il famoso “sarcofago”) che appositamente ideato per un trattamento
conservativo,(il PEG pozione
appiccicosa, liquida zuccherina, altamente infiammabile che, dopo poco viene abbandonato
perché non ritenuto più idonea, anzi come si era peraltro constatato in altri
casi, più famosi deleteria) nasconderà agli occhi dei
comacchiesi la misteriosa Fortuna Maris.
Nel Padiglione riposa da quel giorno rinchiusa, impossibile
vederla, nemmeno dai più grandi professionisti del settore, periodicamente nel
tempo sono susseguiti controlli e carotaggi e tra gli esperti sembra essere
chiaro che là in fondo sarcofago, lo scavo ancora vive.
Solo per pochi mesi, alcuni fortunati cittadini sono riusciti ad
intravederla… in una piccola apparizione appena trasportata e poi silenziosa è
rimasta lì fino ai giorni nostri.
Ma torniamo ai giorni nostri,
il 2013, Albero Angela torna a parlarne, è ormai il momento di
progettare e avere una visione chiara.
E’il 2015, l’amministrazione del tempo vuole risposte e deve
capire meglio la situazione della nave di Valle Ponti.
La collaborazione profonda con la soprintendenza fa riemergere
l’interesse sul tema, iniziano incontri, progettualità e nuovi studi.
L’interesse è forte, dopo numerose ipotesi condivise, e passaggi
da parte di chi è responsabile del recupero della nave: La soprintendenza delinea la strada.
I lavori sono intensi, Comacchio si adopera per un importante
protocollo, insieme alla soprintendenza, per coordinare, studi analisi,
pubblicazioni di dati archeologici, tra i temi evidenziati c’è il restauro e il
recupero del Padiglione.
Comacchio e tutta la comunità partecipano a CAPITALE ITALIANA
DELLA CULTURA, nel dossier emerge chiaramente il progetto, lo scavo grazie al
lavoro ripreso dalla soprintendenza verrà restaurato, il comune invece progetta
un recupero del PADIGLIONE che diventerà un punto di raccordo storico tra il
museo e la città. Si cercano risorse ma soprattutto, il torpore che aveva
avvolto la nave e Comacchio adesso diventa energia e impegno.
E’ 2017, serve un accordo
che prevede: le attività di restauro
della nave romana, oggetto di
finanziamento da parte del MiBACT sono a capo della soprintendenza, e il Comune
di Comacchio evidenzia l’intenzione di intraprendere la ristrutturazione del
Padiglione della nave romana.
Non solo, il comparto di Palazzo Bellini viene individuato come
POLO CULTURALE, (dossier CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA) negli anni
nasceranno, la casa delle arti, la scuola di musica, la ristrutturazione del
Padiglione ad archi e il progetto di piazza della comunità.
Vengono stanziate le risorse per il recupero, la soprintendenza,
prosegue i lavori è il 2018, la collaborazione con il Comune e
l’amministrazione del tempo è chiara per cui è stato
stanziato dal ministero mezzo milione di euro, a cui va aggiunto l’impegno del
Comune.
2019 continuano i sopralluoghi, e il lavoro a
stretto contatto tra Comune e Soprintendenza.
L’idea di
ridare alla comunità la nave romana diventa un progetto concreto, fatto di
lavoro serio e di grandi professionalità che vede coinvolti numerosi attori
compreso il Museo del Delta Antico e la sua direttrice, il dirigente del
settore cultura, archeologi, studiosi, professori e politici.
La rete di collaborazioni diventa il nuovo motore
dello slancio culturale del territorio,le associazioni, i cittadini, le
istituzioni arrivano insieme sul podio di CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2018 e da quel giorno il
dossier diventa la guida del percorso condiviso.
Il 2020 prosegue la strada coordinata dalla
soprintendenza e un gruppo di tecnici che mettono le basi per il bando di gara
del restauro.
Non sono emersi mai superflui proclami…perché i
comacchiesi, dagli anni ottanta aspettano di vedere quella nave, molti hanno
creduto e credono in questa bella sfida, ora l’Europa stanzierà 5 milioni di
euro per concludere quella visione di città che come un puzzle si è formata nel
tempo…adesso vediamo di continuare un iter avviato e progettato, ricordando
sempre il valore delle idee, la forza dei sogni e chi ne ha fatto parte.