E’ in atto una battaglia di Negri contro tutti i Sindaci del Delta del Po, in primis con Nicola Minarelli attuale reggente della Provincia di Ferrara, a suon di tweet, post e articoli di giornale su un tema che, così trattato, negli anni che furono, avrebbe fatto gonfiare il petto ai comacchiesi più irascibili, e inneggiato all’ “intifada” per liberare il Parco dai ferraresi e dai ravennati. Ma è davvero così?
Indubbiamente decoro urbano, verde e Parco sono i tre cavalli di battaglia su cui il Sindaco ha speso la propria campagna elettorale. Su questo, dunque, è normale che alzi la voce, proponendo però anche soluzioni e non solo barricate.
Se valutassimo i primi passi della nuova amministrazione lagunare di centro-destra su questi settori, con il metodo di berlusconiana memoria dei 100 giorni, il giudizio sarebbe davvero impietoso, pochi passi e alcuni maldestri, come quelli delle centinaia di cartelli “antinciampo” o quelli della nuova ditta del verde che pare non aver scaldato il cuore dei comacchiesi, e non solo per il fatto di aver “accantonato” la storica cooperativa Brodolini.
Ma torniamo al Parco. Comacchio detiene una quota del 35% all’interno del Parco, perché le politiche del Delta ruotano attorno a Comacchio. Il Parco è però senza Presidente da oltre un anno dopo la cessazione dell’ex Sindaco Fabbri.
La lunga attesa è anche dovuta al fatto che i Comuni soci del Parco (Cervia, Ravenna e Alfonsine in Provincia di Ravenna, e Argenta, Ostellato, Comacchio, Codigoro, Goro e Mesola nella provincia di Ferrara) evidentemente hanno deciso di attendere le elezioni settembrine di Comacchio, anche se, va evidenziato, i sindaci ferraresi e ravennati quasi tutti del Partito Democratico, avrebbero potuto fare un “blitz”, a cavallo delle stesse elezioni comacchiesi. E invece no, hanno atteso le elezioni di Comacchio e la nuova amministrazione.
Nel frattempo, dopo l’elezione di Negri, sono passati altri 7 mesi, con discussioni a mezzo stampa basate più sulle “poltrone” che non sul merito. Comacchio non decide, non propone, non coinvolge il consiglio comunale, e prova a “fomentare” una diatriba basata per l’appunto sulla “comacchiesità” del Parco. Un metodo vetusto che mal si concilia con le esigenze del territorio e i ritardi che stanno subendo imprese e cittadini nelle loro pratiche quotidiane dovuti a questa diatriba “muscolare”.
Negri afferma che Comacchio viene tagliato fuori dalla governance del Parco, anche se sostiene di averne diritto ad entrare o almeno così riportano i quotidiani locali, senza alcuna smentita. Evidentemente il Sindaco non è informato sul funzionamento o ne omette volontariamente di parlarne, intorbidendo le acque.
Il Parco ha due organismi di Governo: la Comunità del Parco, una sorta di “consiglio comunale” ove siedono di diritto tutti i sindaci del Parco di cui sopra (compreso lo stesso Negri), e il Comitato Esecutivo, la “giunta” composta di diritto dai presidenti delle Province di Ravenna e Ferrara o loro delegati, e da 3 membri eletti di norma a rotazione tra i sindaci.
Negri chiede dunque “due poltrone” al Parco. Richiesta legittima, e pare, anche riconosciuta con qualche imbarazzo e “mal di pancia” degli altri 8 Sindaci. Imbarazzo per cosa? Comacchio ha espresso negli ultimi 15 anni due presidenti (Walter Zago e Marco Fabbri), Ravenna, secondo socio con il 30% solo uno (Massimo Medri), mentre ci sono alcuni comuni che non hanno mai avuto nomine nel comitato esecutivo.
Ha ragione Minarelli? Di certo costui, già Sindaco di Portomaggiore e reggente della Provincia dopo la decadenza della Paron, fa un passo in avanti verso Comacchio e non certo indietro. La Provincia (e non Comacchio) è membro di diritto e la delega a Negri fino alle elezioni provinciali di settembre pare di buon senso e un bel assist per Comacchio; nelle elezioni essendo consultazioni di secondo livello, cioè espressione dei sindaci e dei consiglieri dei 24 comuni della Provincia, trionferà la il centro-destra, con quasi scontata continuità di Negri fino al 2022, data di scadenza del Comitato Esecutivo.
Una delega immediata da parte di Minarelli, non scontata per Comacchio, perché lo stesso Minarelli dovrebbe “fidarsi” di Negri che comunque lo rappresenta e vota provvedimenti a pieno titolo come delegato della stessa Provincia di Ferrara.
Insomma Negri oggi rinuncia ad un ruolo che non gli spetta di diritto, ma che consentirebbe a Comacchio, in barba alle rotazioni tra i sindaci, di esprimere ancora una volta un membro nel comitato esecutivo e nello svolgere un ruolo di traino nei cambiamenti promessi in campagna elettorale.
Questi paiono i fatti, ed è per questo che speriamo che il “nostro” sindaco cambi idea e accetti la delega al Parco perché se vuole davvero migliorare le cose che non vanno al Parco, lo deve fare nelle sedi istituzionali e non arroccandosi con pretesti poco credibili.
Il “nostro” sindaco non può essere presente solo sui social network mescolando informazioni sulle allerte meteo a canzoncine e a fatti di natura familiare; non può arroccarsi in ufficio negandosi al confronto con cittadini che contestano il suo operato; non può infine continuare a oscurare le commissioni consiliari ai propri cittadini o a scappare dal confronto istituzionale già richiesto da tutti i consiglieri di opposizione, non dimostrando alcun rispetto per gli organi elettivi e per il principio della rappresentanza politica.